Il confronto è sempre positivo per un trader e anche per un consulente. Le occasioni di partecipazione a seminari come relatore o anche le domande degli ascoltatori e lettori forniscono sempre buoni spunti didattici.

Questa settimana sono stato ospite due volte di Class CNBC e in una di queste puntate un ascoltatore ha inviato un messaggio in cui diceva pressappoco: “Quando i vostri ospiti parlano di comprare sui massimi rimango perplesso”. L’ascoltatore non ha tutti i torti. Ci sono massimi e massimi.

Vediamo di capire meglio.

Partiamo dal fatto che comprare i massimi significa seguire una tecnica che poggia sulle basi dei principi di Dow. I mercati sono inefficienti, ci sono asimmetrie informative che li rendono tali e quindi il pesce piccolo si attacca alla schiena del pesce grosso. Compra quando improvvisamente forti volumi accompagnano il superamento del massimo relativo precedente perché si presuppone che qualcuno, meglio informato di noi, stia comprando a piene amni perché dispone di informazioni (o studi) che a noi arriveranno solo in un secondo tempo.

Ci sono titoli che hanno un comportamento più adatto ad essere tradati con logiche che comprano sulla forza ed altri con logiche che sfruttano la debolezza (supporti oscillatori, ecc…). Già nel mio primo libro sui trading system del 2004 (in “I segreti dei trading system” ho ripubblicato gli stessi studi) mostrai come titoli come Eni, Enel e Snam mal si prestino a logiche di comprare i massimi e vendere i minimi. Aggiungiamoci inoltre che il diffondersi dell’analisi tecnica, le manipolazioni conseguenti su punti sensibili (target di banche d’affari, report vari, specie sulle small cap), pure l’HFT, hanno peggiorato il funzionamento delle logiche di brakout. Il breakout dei massimi è quindi una tecnica che può ancora essere usata ma meno efficace di una volta e se si ragiona in ottica di medio lungo periodo ci sono massimi e massimi, come scritto prima.

Recordati: si può ragionare comprando sulla forza, ad esempio alla rottura della resistenza in figura, oppure...

Fig. 1. Recordati: si può ragionare comprando sulla forza, ad esempio alla rottura della resistenza in figura, oppure…

Vediamo due casi: un conto è comprare Recordati sul breakout che vedete evidenziato in fig. 1 (sui massimi storici) e un conto è comprare Saipem al superamento della trendline ribassista che si vede nell’immagine di copertina. Sono due situazioni tecniche diverse. Le prospettive di apprezzamento sono in teoria (in pratica essendo esempi di oggi lo sapremo solo vivendo) maggiori per un titolo che sta invertendo un ciclo ribassista, passando per una fase di accumulazione, rispetto ad un titolo che ha triplicato di prezzo. Inoltre nel primo caso è solitamente più facile posizionare lo stop loss su un titolo che viene da una fase laterale.

Prendendo sempre ad esempio Recordati, in linea di principio è poi preferibile, una volta individuato un titolo in uptrend, comprare su un supporto come quello di Fig. 3, perché possiamo tenere uno stop loss più stretto.

recordati3

Fig. 2 Recordati: comprare sul supporto in blu la scorsa settimana avrebbe consentito di stringere il punto di stop loss

Ecco… Abbiamo introdotto due paroline magiche: supporto e stop loss. Quand’è che invece è sbagliato comprare sulla debolezza? E’ sbagliato quando un titolo sta scendendo con costanza, non offre ancora solidi supporti che ne arrestino la velocità di caduta (mai afferrare il coltello quando cade). Inoltre se anche si compra sulla debolezza lo stop va messo. Il principio nudo e crudo: ” se scende ne compro ancora” ha rovinato migliaia di risparmiatori, specie sulle banche italiane.

Chiedere per info ai trader innamorati di Italease, MPS, Seat Pagine Gialle, solo per citare tre dei nomi più rappresentativi.