Didattica

Manca la cultura della gestione del rischio – parte2

Un parallelo con il risk management nel trading può fare comprendere la sottovalutazione dei rischi dei governi occidentali.

Il Covid19 ridisegnerà il mondo per come lo abbiamo conosciuto negli ultimi 20 anni. Pur essendo partito dalla Cina sta mostrando la diversa capacità di reazione dei Paesi asiatici rispetto al resto del mondo. A far esplodere il panic selling sui mercati finanziari è stato il boom di contagi in Italia, nel cuore dell’Europa, diventata in pochissimo tempo il secondo Paese per numero di ammalati.

Come è potuto accadere?

Purtroppo nei Paesi Occidentali, non solo in Italia, manca la cultura della gestione del rischio: ne abbiamo avuto spesso evidenza in molti ambiti come ad esempio sul rischio idrogeologico. Si rincorrono sempre i problemi ma non si cerca di prevenirli, di anticiparli, non si stanziano budget adeguati e non si cerca di disegnare scenari diversi da quelli che sono auspicati, affidandosi al fato. Alla fine le conseguenze economiche del dover pagare i danni dopo un evento catastrofico sono peggiori rispetto al costo sostenuto con la prevenzione.

Nel giro di pochi giorni siamo passati dalle rassicurazioni del Premier Conte che si vantava di aver bloccato i voli diretti dalla Cina minimizzando i rischi di estensione del contagio all’Italia, all’esercito per le strade a in provincia di Lodi e soprattutto con centinaia di morti e ospedali lombardi al collasso.

E’ vero che la gestione di una emergenza simile è oggettivamente difficile e sicuramente ora tutti stanno mettendo in campo tutte le risorse a disposizione, ma è stata resa ancora più difficile dalla sottovalutazione del rischio che ha costretto a rincorrere. Non si è dato ascolto agli esperti dell’OMS e ai virologi, che avevano segnalato come il blocco dei voli diretti avrebbe reso più complicata la tracciabilità e ci si è affidati alla quarantena volontaria. L’Italia a febbraio era piena di turisti asiatici arrivati comunque triangolando su altri aeroporti europei. A nulla sono servite le immagini provenienti dalla Cina sulla gravità della situazione e sulla contagiosità del virus. Si è preferito tranquillizzare senza pensare alle uniche due azioni contenitive efficaci: blocco dei visti turistici dalla Cina e quarantena obbligatoria.

È stato come assistere ai tipici errori dei trader neofiti o degli investitori poco esperti che comprano azioni senza prevedere il piano B, ossia senza pensare a cosa fare nel caso in cui il proprio investimento inizi a calare di prezzo. Costoro non seguono la prima regola del money management che è quella di fissare un punto massimo di stop loss al fine di tagliare le perdite. Nel caso in cui i prezzi inizino a scendere vanno in panico, non sono lucidi perché preda dell’emotività e il più delle volte prenderanno decisioni errate e/o tardive.

È esattamente quanto ha fatto il nostro governo: non ha messo lo stop loss iniziale, ha preso misure insufficienti e tardive e anziché rimediare subito ha continuato a procedere per piccoli passi, talvolta dando l’impressione di fare media sul prezzo, ossia di incrementare l’esposizione al rischio anziché ridurla.

Quello che non sembra essere ancora stato compreso è che il rischio zero, così come in finanza non esiste. Il rischio va previsto , non lo si può eliminare, va gestito.

Ora anche gli altri leader europei sembrano non voler tenere conto degli errori italiani e delle strategie efficaci messe in campo dalla Cina e dalla Corea del Sud. L’unico esempio virtuoso su suolo italiano sembra essere la Regione Veneto che sta mettendo in campo in queste ore azioni volte a fare tamponi preventivi a tutta la cittadinanza.

Stavolta le conseguenze di questa mancanza di visione a lungo termine potrebbero essere devastanti non solo a livello sanitario, ma per l’intera economia europea e sul piano geopolitico potrebbe portare a scenari nei prossimi dieci anni completamente diversi.