Didattica

Stop agli stop orders?

È stata notizia di qualche giorno fa che NYSE e NASDAQ (leggete bene, si parla di NYSE e NASDAQ) non consentiranno più l’utilizzo degli stop order. La notizia è passata inizialmente quasi sotto silenzio tanto che quando l’ho lanciata su twitter non aveva nemmeno un click sui social network. Poi qualcuno si è svegliato e non sono mancate le domande preoccupate via email sia di clienti sia di non clienti ma alla fine si tratta di un falso problema che ne nasconde altri più importanti.

Innanzitutto i mercati azionari americani sono diversi da quelli europei. Lo potete leggere su questa pagina scritta in modo molto chiaro da uno dei principali intermediari italiani. Gli ordini inviati ai brokers risiedono sui loro server e sono spediti @market all’exchange solo quando si verifica la condizione di trigger. Quindi per quei pochi che tradano azioni Usa non avranno “scossoni” (a tal proposito chi desiderasse saperne di più sulle tipologie di broker può leggersi questo link).

Vi consigliamo sul tema di leggervi questa documentazione di uno dei principali (e più seri) broker mondiali: Interactive Brokers.

Panoramica ordini: https://www.interactivebrokers.com/en/index.php?f=4985&ns=T

Ordini Limite: https://www.interactivebrokers.com/en/index.php?f=593

Ordini Stop: https://www.interactivebrokers.com/en/index.php?f=609

Click su “View supported exchanges” per vedere lista Borse supportate:

Se il tipo di ordini *non* è supportato dalla Borsa, allora viene simulato da IB.

Il problema che sta a monte invece è “su quali prezzi decidete di comprare e vendere?” Nel caso del CME ad esempio i broker italiani non hanno accesso diretto…. E questo comporta problemi già nella fase di generazione dell’ordine e di disallineamenti tra mondo virtuale e reale (si legga anche QUI).

Già dal 2006 con la Tradebolt (la miglior piattaforma dei primi anni 2000) si poteva scegliere, utilizzando algoritmi scritti con la nuova Tradestation8, tra due modalità di lavoro: market orders e stop/limit orders.

La differenza è che nel primo caso gli ordini venivano trasmessi al broker quando si verificava la condizione di FILLED dell’algoritmo (il prezzo stop veniva toccato sul grafico e questo convertito in ordine market) nel secondo caso l’ordine stop (o limit) veniva spedito al broker (e poi eventualmente modificato o cancellato dall’algoritmo quando non eseguito). I disallineamenti erano frequenti.

La seconda modalità era in teoria la migliore per contenere lo slippage in quanto l’ordine, nel momento in cui viene fillato deve fare un pezzettino di strada in meno, anziché dal proprio pc alla borsa “solo” dal server del broker al mercato. In effetti con gli stop orders lo slippage più contenuto ma ci sono altre tipologie di problemi che sorgono a monte, ossia dal flusso prezzi…

Risaliamo quindi la corrente.

stop order

Tradebolt in modalità stop/limit orders che eseguiva segnali da Tradestation8. Nell’esempio interfacciata con MAN Financial (poi MF Global)

Sappiamo che bisognerebbe disporre di un flusso prezzi valido per poter fare trading di borsa, ossia veloce e che ci fornisca più tick possibili (tutti quelli effettivamente battuti è impossibile, immaginatevi le connessioni internet come delle condutture dell’acqua dove ci sono piccole dispersioni di gocce e attriti lungo le pareti che ne rallentano il flusso) ma questo può generare, lavorando in modalità stop/limit dei wrong alignments. Nel 2009/2010 effettuammo diversi test comparativi per un fondo hedge. Per migliorare la tempestività del segnale venne adottato Interactive Data come data provider (all’epoca terzo al mondo ed attualmente dato al N.1). I segnali venivano eseguiti su un broker italiano (per ragioni non tanto tecniche ma commerciali). Capitarono immediatamente un sacco di problemi di disallineamenti.

Prendemmo due virtual pc identici, incrociammo i dati dell’euro-dollaro future (CME)ed emerse che l’informativa del broker nelle giornate di fast market aveva un 30% di tick in meno rispetto a quello di Interactive Data.

oggi

Widetrader in modalità market orders. Lo slippage è statisticamente leggermente più alto e compensato quasi interamente da errori prossimi allo 0.

Per fare un esempio semplice: immaginate di disporre di un flusso prezzi che vi da un massimo dell’ultima candela oraria a 21500 punti del FTSEMIB e che il vostro trading system stabilisca un buy sopra quel massimo a 21505 stop immediatamente spedito sui server del broker Ora se il prezzo stop venisse eseguito per poi scendere senza che tale prezzo sia battuto anche dal vostro flusso prezzi che alimenta le chart vi trovereste disallineati con un trading system che è flat mentre sul vostro conto siete long con tutti i problemi che ne conseguono. Uno dei motivi per cui ad esempio nello sviluppo del software Widetrader si è utilizzata prevalentemente la trasmissione ordini at market è proprio questa: nei confronti dei clienti istituzionali (società di gestione e fino a quando consentito, anche dai broker col multiaccount) era più facile mantenere l’allineamento tra Virtual positions e Real positions senza andare in continui allarmi. Grazie all’aumentata qualità degli hardware (Server e linee internet) degli ultimi anni e con flussi prezzi come Interactive Data (anche meglio di Bloomberg per i dati su futures) la prima parte della filiera non genera ritardi tali da crashare la bontà di un trading system, se ha un buon average trade.

In conclusione per un trading profittevole (automatico o non) occorre:

1) un buon data provider;

2) un broker con accesso diretto all’exchange;

3) una buona dotazione hardware.

A questo punto che si faccia trading con stop orders o market orders cambia per meno di un 10% l’ammontare dello slippage.

Photographer: Scott Eells/Bloomberg

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